Cie Twain LITTLE SOMETHING

LITTLE-SOMETHINGsabato 7 ottobre ore 21 | danza
CADMO | Le vie dei Festival | Cie Twain
LITTLE SOMETHING
tratto da Little Something. Il piccolo sentimento che voleva diventare un amore senza fine di François Garagnon, PAOLINE Editoriale Libri
testo e drammaturgia Beatrice Balla
regia e coreografia Loredana Parrella
con Elisa Melis, Yoris Petrillo, Luca Zanni, Maeva Curco Llovera
musiche originali Current
costumi Andrea Grassi
voce recitante Enea Tomei
organizzazione Lune Fe Magrini
distribuzione Yoris Petrillo
produzione Cie Twain

dal Festival de I Teatri del Sacro

Una ricerca interdisciplinare tra teatro e danza, che traduce i temi dell’opera di François Garagnon in espressività coreografica e in una lingua poetica composta di parole e immagini.

Il testo di François Garagnon racconta, in una lingua metaforica e personale, il viaggio della costruzione di sé, contrapponendo la filosofia dell’essere alla filosofia dell’avere. L’obiettivo dell’esistenza è divenire, essere un Grande Amore Senza Fine, anche se in partenza siamo una piccola cosa, un Little something appunto. Nel raccontare questo viaggio da piccolo a grande, Garagnon inventa una serie di personaggi tanto allegorici quanto suggestivi: L’Avventuriero-del-Banco-di-tutto-il-Possibile, il Riparatore-del-Tempo-Perso, il Giardiniere-d-Amore, la Sorgente-Pura, il Soffio-d-Invisibile, che, oltre a restituire immagini, rappresentano interpretazioni spirituali della vita e figure universali che superano i confini della singola religione.
Seguendo il flusso ritmico e armonico del testo, la costruzione scenica procede secondo una ricerca interdisciplinare tra teatro e danza, mescolando sapientemente l’espressività coreografica con una lingua poetica e immaginifica che mira a dialogare con la sensibilità profonda dello spettatore.
La natura più autentica del racconto trova piena corrispondenza nel linguaggio scenico della compagnia, caratterizzato dalla ricerca di un contatto empatico con gli spettatori e da una trasversalità estetica che consenta diversi livelli di lettura. Questi due elementi fusi insieme danno vita a uno spettacolo non condizionato da mode e tendenze del contemporaneo, che intende comunicare al pubblico la luminosità dell’esistenza attraverso la creazione artistica.

Cie Twain physical dance theatre, è la compagnia di danza contemporanea e teatro fisico fondata nel 2006 da Loredana Parrella, direttrice artistica e coreografo principale, in collaborazione con il designer Roel Van Berckelaer. Ad oggi ha realizzato 18 produzioni che sono andate in scena in Italia, Spagna, Inghilterra, U.S.A., Serbia, Germania, Cipro e Montenegro. Tra i premi e riconoscimenti ottenuti nel corso degli anni ricordiamo: “Migliore Compagnia” 2010, nella sezione fuori Concorso del MarteAwards; Primo Premio alla Miglior Coreografia al CortoinDanza 2011, Cagliari; vincitore de I Teatri del Sacro 2017. Dal 2013 il progetto Cie Twain/Nuovi Autori sostiene i giovani coreografi Valeria Loprieno, Fernando Pasquini, Pablo Tapia Leyton, Francesco Collavino, Yoris Petrillo. Dal 2016 è centro di produzione danza della Regione Lazio.

Le vie dei Festival, diretto da Natalia Di Iorio, è un momento d’incontro, luogo di visioni privilegiate per gli spettatori più attenti che vogliono confrontarsi con tematiche e linguaggi attuali. ‘Festival dei festival’, che da sempre presenta spettacoli e compagnie scelte tra le migliori delle manifestazioni dell’estate.

www.leviedeifestival.com
http://www.cietwain.com/

Ingresso: 10€ intero, 8€ ridotto

Accademia Nazionale di Danza VIR O’ MAR

AND-vromarlunedì 2 ottobre ore 18 | danza
Accademia Nazionale di Danza
VIR O’ MAR
a cura di Enrica Palmieri
coreografie di Vittoria Guarracino, Sonia Daniele, Mariangela Milano, Michela Tartaglia, Riccardo Venezia
luci Stefano Pirandello
interpreti allievi di scuole di danza del Municipio Roma X
ingresso gratuito

L’incrocio tra due acque così come tra comunità crea linee e incastri che si rispecchiano sul territorio.
In scena allievi di scuole di danza di Ostia su coreografie ‘site specific’ create dagli studenti dell’Accademia Nazionale di Danza durante la residenza svolta al Teatro del Lido.

L’incrocio tra due acque così come tra comunità crea linee e incastri che si rispecchiano sul territorio e sulla sua architettura mettendo in evidenza la mutabilità e l’integrazione quali principi fondativi e fondanti dell’attuale paesaggio umano e urbano.” Enrica Palmieri

In scena il risultato di una residenza creativa svolta al Teatro del Lido: allievi di scuole di danza di Ostia danzano su coreografie degli studenti di Coreografia dell’Accademia Nazionale di Danza. Ostia è da secoli città di transizione e di ‘passaggio’, e proprio la parola passaggio è stata la chiave che ha ispirato la sperimentazione coreutica “Vir O Mar”, risultato della residenza presso il Teatro del Lido di Ostia e dedicata allo studio del paesaggio di Ostia, sito specifico affacciato sul mare. Significativa è stata la riflessione sul transito da un luogo all’altro, l’attraversamento di un accesso, una via, un varco, un viaggio per il mare e un mutamento di stato liquido e solido e infine il trasferimento di materiale tra più persone. Ogni coreografia si è focalizza su diversi aspetti della città e dei suoi tratti distintivi. La partecipazione alla residenza e l’interpretazione delle coreografie da parte degli studenti delle scuole di danza del Territorio di Ostia ha inoltre permesso uno scambio reale. Scambio dunque non solo come tema ma anche prassi metodologica concreta.

ENEA
coreografia Vittoria Guarracino

Il viaggio, la lotta, la pietas, il muro, la fila, il convivio, l’ospitalità sono alcuni dei temi trattati nell’Eneide e ancora attuali e riconducibili alla figura del migrante di oggi. L’Enea che, nel secondo libro del poema viene nominato profugus, l’Enea forestiero che chiede ospitalità a popoli stranieri, che viaggia per i mari, che perde il padre, la moglie, i compagni, il trombettiere Miseno, la cara nutrice Caeta, che non si perde d’animo, che cerca sempre la soluzione migliore, non differisce affatto dagli attuali migranti. L’idea coreografica nasce dal tentativo di rielaborare il mito in chiave contemporanea. Una simbiosi tra avventure dell’eroe e simbologie contemporanee sui nuovi migranti, nell’amplesso di un teatro totale.

OSTIUM
coreografia Sonia Daniele

Ostia è affacciata sul mar Tirreno e situata sulle sponde della foce del fiume Tevere, da qui il nome d’origine Ostium,bocca di fiume. L’antica città, fondata nel corso del IV secolo a.C. come accampamento militare, si è sviluppata nel corso dell’età imperiale romana come centro commerciale portuale, strettamente legato all’approvvigionamento del grano nella capitale. Diventa ora solo spettatrice dell’eterno incontro tra due acque: quella dolce del fiume che si libera in quella salata del mare, lasciando solo una traccia al suo passaggio.

SPAZI IN “COSTRUZIONE”
coreografia Mariangela Milano

Partendo dalla nascita di Ostia si attraversano le varie tappe del suo sviluppo architettonico, il primo Piano Regolatore del 1910, al cui interno si alternano diverse “costruzioni” di Ostia Lido, e lo stile Liberty delle case popolari in Corso Duca di Genova. Lo studio coreografico mira a rappresentare l’uso di diversi livelli planimetrici, dove entrano in gioco un’alternanza di ritmo, forme, costruzioni spaziali e temporali, caratteristiche che rendono possibile l’edificazione di una Città dal punto di vista performativo.

MUTABILITÀ
coreografia Riccardo Venezia
L’idea progettuale è una visione personale sul tema degli incastri. Incastro inteso come processo di fusione, adattamento e costruzione di elementi che si differenziano per qualità di momento e forme.

INTEGRAZIONI
coregrafia Michela Tartaglia

Un treno che va sempre nella stessa direzione, avanti e indietro, un treno che si avvicina, che si allontana, che rallenta, che si ferma, che si incrocia con altri treni. Un treno che segna il passaggio da Roma a Ostia, dove sono accolti migliaia di immigrati provenienti da ogni nazione. Diverse comunità abitano così uno stesso luogo: lo scambio di segni che caratterizzano la propria identità li condurrà alla cooperazione e all’integrazione.

L’Accademia Nazionale di Danza è un ente statale e rientra nell’insieme di Istituzioni che costituiscono la rete dell’Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica (AFAM) predisposta dal Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca (MIUR). I suoi percorsi formativi rilasciano titoli equiparati ai corrispondenti corsi universitari. L’Accademia si struttura in quattro Scuole: Scuola di Danza Classica, Scuola di Danza Contemporanea, Scuola di Coreografia, Scuola di Didattica della Danza.

http://www.accademianazionaledanza.it/

LE VIE DEI FESTIVAL AL TEATRO DEL LIDO DI OSTIA

LE VIE DEI FESTIVAL
AL 
TEATRO DEL LIDO DI OSTIA

VIE-DEI-FESTIVAL

Le vie dei Festival, diretto da Natalia Di Iorio, è un momento d’incontro, luogo di visioni privilegiate per gli spettatori più attenti che vogliono confrontarsi con tematiche e linguaggi attuali. ‘Festival dei festival’, che da sempre presenta spettacoli e compagnie scelte tra le migliori delle manifestazioni dell’estate.

www.leviedeifestival.com


BARdomenica 24 settembre ore 18 | teatro
CADMO | Le vie dei Festival | Compagnia Scimone Sframeli
BAR
di Spiro Scimone
con Francesco Sframeli, Spiro Scimone
regia Valerio Binasco

Bar spia i quattro giorni cruciali della vita di due uomini, il barista Nino e il disoccupato Petru, che hanno scelto un luogo pubblico per nascondersi al resto del mondo. Due umanità straniere l’una all’altra che si scoprono capaci di solidarietà.


GIOBBEsabato 30 settembre ore 21 | teatro
CADMO | Le vie dei Festival | Teatro d’Aosta
GIOBBE
storia di un uomo semplice
di Joseph Roth
adattamento e regia Francesco Niccolini
con Roberto Anglisani

“Giobbe” – romanzo perfetto di Joseph Roth – diventa un racconto teatrale tragicomico proprio come la vita, dove si ride e si piange, si prega e si balla, si parte, si arriva e si ritorna, si muore in guerra e si rinasce.


TOPO-FEDERICOdomenica 1 ottobre ore 18 | teatro ragazzi
CADMO | Le vie dei Festival | Teatro d’Aosta
TOPO FEDERICO RACCONTA
da Le storie di Federico di Leo Lionni
testo, regia e interpretazione Roberto Anglisani
dai 4 ai 10 anni

Federico è un topo sognatore. Mentre gli altri lavorano, lui raccoglie parole con cui crea storie bellissime. E raccontando ci ricorda l’importanza dell’arte, dell’amicizia, del rapporto col diverso, per poter vivere una vita ricca di emozioni


LITTLE-SOMETHINGsabato 7 ottobre ore 21 | danza
CADMO | Le vie dei Festival | Cie Twain
LITTLE SOMETHING
dall’opera omonima di François Garagnon
testo e drammaturgia Beatrice Balla
regia e coreografia Loredana Parrella
con Elisa Melis, Yoris Petrillo, Luca Zanni, Maeva Curco Llovera

Una ricerca interdisciplinare tra teatro e danza, che traduce i temi dell’opera di François Garagnon in espressività coreografica e in una lingua poetica composta di parole e immagini.


CANI-E-LUPIdomenica 8 ottobre ore 18 | teatro
CADMO | Le vie dei Festival | Stati Teatrali
I CANI E I LUPI
dal romanzo omonimo di Irène Némirovsky
drammaturgia, musica e regia Paolo Coletta
con Martina Carpi, Salvatore D’Onofrio, Giacinto Palmarini, Annalisa Renzulli

L’ultimo romanzo di Irène Némirovsky viene trasformato da Paolo Coletta in partitura scenica per quattro attori, dove la musica dà corpo a quelle parole del romanzo che i personaggi non sanno o non vogliono dire.

info 060608 | tel. 06.5646962
promozione@teatrodellido.it
www.teatrodellido.it | www.teatriincomune.roma.it

biglietti
intero 10 euro | ridotto 8 euro

Serata Spellbound

07-spellbounddomenica 7 maggio ore 21 | danza
Spellbound Contemporary Ballet
SERATA SPELLBOUND
coreografia e regia Mauro Astolfi

Dopo le numerose presenze nei maggiori teatri e festival internazionali (Serbia, Germania, Francia, Croazia, Cipro, Thailandia,Svizzera, Spagna, Austria, Bielorussia, Stati Uniti, Messico, Giappone, Singapore, Taiwan, Israele, Inghilterra, Spagna, Svezia, Panama, Canada Russia e Corea), lo Spellbound Contemporary Ballet approda al Teatro del Lido di Ostia. Una serata per ammirare il sofisticato percorso artistico di una compagnia che è ormai una realtà consolidata nel panorama della danza internazionale tanto da essere considerata una delle migliori espressioni del made in Italy.

Quattro i brani in programma, tutti a firma di Mauro Astolfi:
Small Crime, The hesitation day, Controfase e Lost for words
SMALL CRIME
coreografia Mauro Astolfi
musica Jonny Greenwood, Nils Frahm
interpreti Maria Cossu, Giovanni La Rocca
produzione Spellbound
con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo

Small Crime accade per caso, spesso purtoppo è un bisogno mascherato da interesse… accade ogni qual volta si cerca con la forza, qualsiasi tipo di forza, di entrare nella vita di una persona… di cercare ostinatamente di attirare la sua attenzione. Il secondo piccolo crimine, quello che spesso rovina definitivamente le nostre vite, è una conseguenza diretta del primo piccolo crimine… che accade quando chi è stato rifiutato in un particolare momento della vita, cerca poi vendetta, ignorando, e non riconoscendo la stessa persona che poco tempo prima era il centro dei nostri pensieri. In alcuni casi rinunciare al proprio orgoglio… crea miracoli.

THE HESITATION DAY
coreografia Mauro Astolfi
musica Norn Amon Tobin
disegno Luci Marco Policastro
interpreti Fabio Cavallo, Giovanni La Rocca, Mario Laterza ,Giacomo Todeschi
produzione Spellbound realizzata con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo
in collaborazione con The Egg-Albany-NY/USA

È quel giorno, quel momento dove c’è una sospensione temporanea di un’azione, di un pensiero o di un giudizio…. In realtà è un momento prezioso, quasi un reset dove ricordare cosa vogliamo portare di noi nel mondo esterno. L’altro significato di “esitare” è di trasportare qualcosa, di farlo arrivare a destinazione… proprio questo doppio e apparentemente opposto significato della parola ha innescato questo lavoro… a volte il non sapersi (apparentemente) decidere, sta comunque portando delle nostre informazioni da qualche parte e, di certo, qualcuno le avrà… qualcuno ci comprenderà. Ma per molti rimarremo illeggibili e indecifrabili, per tutti quelli che sapranno leggere solo il movimento continuo e non tutto che è subito prima e subito dopo l’azione.

CONTROFASE
coreografia Mauro Astolfi
interpreti Mario Laterza, Giovanni La Rocca
musiche Garth Knox &Agnes Vesterman, Nils Frahm
disegno luci Marco Policastro
produzione Spellbound con il contributo del Ministero della Cultura e del Turismo

Controfase è un duetto maschile creato da Mauro Astolfi originariamente per Spellbound Junior Ensemble – Tirocinio Professionale DAF, la compagine giovanile della struttura di produzione, poi riallestito per Spellbound nell’occasione della celebrazione del ventennale della Compagnia nel 2014. La creazione è ora parte del repertorio stabile ed è uno dei fortunati progetti che hanno rinforzato e sostenuto il rapporto artistico tra il bacino di formazione attivato attraverso i corsi del Daf Dance Arts Faculty e Spellbound Contemporary Ballet.

LOST FOR WORDS
L’INVASIONE DELLE PAROLE VUOTE – STUDIO III
coreografia Mauro Astolfi
musica originale Carlo Alfano
musica Michal Jacaszek
disegno luci Marco Policastro
interpreti Fabio Cavallo, Maria Cossu, Giovanni La Rocca, Mario Laterza, Giuliana Mele, Caterina Politi, Giacomo Todeschi, Alice Colombo, Serena Zaccagnini
produzione realizzata con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, Regione Lazio Ufficio Cultura, Spettacolo e Sport
in collaborazione con Chutzpah Festival- Vancouver

È l’ultimo atto della omonima trilogia, su musiche originali di Carlo Alfano, che sviluppa attraverso il movimento un processo al ‘sistema parlato’ e falsato dei rapporti umani, per riportare il linguaggio del corpo a un ruolo primario e veritiero nella comunicazione. Lost For Words è un progetto in tre parti sostenuto da Avvertenze Generali e Civitanova Danza, Regione Lazio/Assessorato Cultura, Arte e Sport Area Spettacolo dal Vivo ed è stata l’unica produzione europea assegnataria di un NDP (National dance Project) subsidy negli Stati Uniti per la stagione 2012/2013.

Nasce nel 1994, dietro volontà del coreografo Mauro Astolfi che fonda la Compagnia al rientro da un lungo periodo di permanenza artistica negli Stati Uniti. A partire dal 1996 Astolfi condivide il progetto produttivo con Valentina Marini con cui la Compagnia avvia un processo di intensa internazionalizzazione e di collaborazioni trasversali. La ricca progettualità artistica unita a una visione dinamica e in costante evoluzione del marchio hanno facilitato una ampia diffusione delle creazioni in contesti diversi, dai Gala ai programmi culturali televisivi, alle piattaforme e Festival di più continenti. Applauditissima per l’eccellenza degli interpreti e la versatilità del linguaggio coreografico Spellbound conta presenze nei maggiori teatri e Festival internazionali (Serbia, Germania, Francia, Croazia, Cipro, Thailandia, Svizzera, Spagna, Austria, Bielorussia, Stati Uniti, Messico, Giappone, Singapore, Taiwan, Israele, Inghilterra, Spagna, Svezia, Panama, Canada Russia e Corea del Sud). Modernità dei programmi, ricco repertorio sempre attivo, progetti di scambio e network in collegamento con la più fertile scena artistica europea, la rendono una tra le più apprezzate Compagnie italiane sul piano dell’offerta culturale internazionale. L’ensemble si avvicina al venticinquennale di attività, un arco di tempo in cui alla produzione di spettacoli di danza ha unito da sempre e con sempre maggiore interesse progetti di formazione ed educazione sia del pubblico che di almeno due generazioni di danzatori.

Jazz 4 All

lab-jazz4allmartedì 2 e mercoledì 3 maggio ore 15/19
martedì 9 e mercoledì 10 maggio ore 15/19
JAZZ 4 ALL
a cura di Andrea Gentili chitarre e Tiziano Matera sax
costo: 10 € al giorno

Incontri rivolti a giovani musicisti del territorio che impareranno a ‘giocare’ con il jazz, modificando brani di musica pop, rock, reggae/funk ed elettronica con tecniche jazzistiche.

I laboratori sul jazz, coordinati da due giovani leve del jazz italiano quali il chitarrista Andrea Gentili e il sassofonista Tiziano Matera, intendono focalizzare la propria attenzione su un aspetto fondamentale: il jazz nasce come un’esperienza di espressione collettiva. In contrasto con l’immagine classica di un genere inaccessibile e riservato esclusivamente ad un ristretto pubblico di appassionati, si intende, quindi, proporre una visione del jazz come elemento contaminate attraverso il quale poter manipolare qualsivoglia forma musicale dalla canzone alla cosi detta musica “colta”. Il laboratorio sarà dunque incentrato sull’allestimento da parte dei partecipanti di tre brani selezionati dal repertorio internazionale che verranno da loro stessi modificati attraverso le varie tecniche alla base della pratica jazzistica: varietà ritmica, armonica, melodica, timbrica con una particolare attenzione, com’è naturale, per l’improvvisazione. Un progetto che affonda le proprie radici nell’attualità e che intende mostrare attraverso analisi ed approfondimenti come il jazz sia già presente in molta della musica che ascoltiamo ogni giorno. In tal senso, accanto agli strumenti tipici quali batteria, basso, chitarre, fiati e pianoforte, verranno utilizzati software e programmi musicali in segno di continuità con l’elettronica sempre più presente e radicata nell’esperienza musicale dei nostri giorni. I ragazzi presenteranno i tre lavori dal vivo ad aprire il concerto degli Airport Passengers all’interno del TDL jazz festival. Il laboratorio sarà articolato in quattro giornate nelle quali saranno allestiti i tre brani opportunamente arrangiati per l’occasione. Verranno fornite ai partecipanti le partiture stampate delle parti singolee il materiale necessario per effettuare il laboratorio. Ad esclusione del batterista ogni musicista dovrà portare il proprio strumento ed il proprio cavo jack;

Requisiti per il laboratorio:
Formazione basica: Batteria, basso, piano, chitarra, voce
Formazione allargata max 10 elementi : .Batteria. Basso.,piano, chitarra, voce, tromba. Sax (alto, tenore o soprano), trombone.
E’ richiesta una competenza di medio livello nell’ambito dell’armonia e dell’improvvisazione nonché la capacità di lettura della partitura (melodia e accordi).

OSTIA SUMMER JAM KING OF THE KIDZ ITALIA

29-king-of-the-kidzsabato 29 e domenica 30 aprile dalle ore 16 | danza – musica
Ostia Street Rockerz & Senses Family presentano
OSTIA SUMMER JAM
KING OF THE KIDZ ITALIA
Ostia qualifier_The Final / SFS battle jam
ingresso 5 euro

JAM Selezione italiana dell’unico campionato mondiale di Breaking (Breakdance) 1Vs1 (under 16).
Il vincitore volerà in Olanda a rappresentare l’Italia all’official King Of The Kidz International.

Energia, incredibili evoluzioni, musica per la finale della selezione italiana del King Of The Kidz International.
Un’occasione per i giovani artisti e per il pubblico di godere di un evento unico nel suo genere. Il King Of The Kidz è l’unico campionato mondiale di Breaking riservato ai giovanissimi under 16. Nato da un’idea degli olandesi Terence “T-Bone” Van Hutten e Arjen “Am” Mellink, l’evento ha presto acquisito importanza e notorietà a livello globale raggiungendo il sold out nell’ultima edizione e un milione di visualizzazioni sui canali video. Chi vincerà, dopo essersi sfidato con i migliori otto selezionati in tutta Italia, volerà in Olanda accedendo direttamente alla top 8 dell’evento ufficiale che si terrà ad Amsterdam. Qui il vincitore/trice vivrà un’esperienza unica rappresentando la propria nazione, sfidandosi con i bambini/ragazzi con il più alto potenziale a livello mondiale! Iniziativa rivolta ai più giovani che oltre ad essere un’occasione per competere in maniera divertente e costruttiva è soprattutto una possibilità di condivisione e confronto interculturale nel pieno rispetto dei valori portati in alto dalla cultura Hip Hop. Una cultura, quella dell’Hip Hop, che ha contribuito a sviluppare una coscienza collettiva, un rifiuto consapevole delle discriminazioni razziali, di classe sociale e di sesso facendo perno sul riscatto personale e sociale, divenendo strumento di scomposizione dei valori dominanti delle società contemporanee e di ridefinizione degli spazi urbani, spesso marginali.

www.kingofthekidz.com
www.Dhalsim.it

Compagnia ZiBa>La tana

la-tanagiovedì 27 e venerdì 28 aprile ore 21 | teatro
Compagnia ZiBa
LA TANA
drammaturgia Laura Belli, Lorenzo Torracchi, Marco Cupellari
regia Marco Cupellari
interpreti Laura Belli, Lorenzo Torracchi
disegno luci e scene Compagnia ZiBa
produzione Compagnia Ziba
con il sostegno di Teatro Il Moderno di Agliana , Centro Culturale La Gualchiera di Montemurlo, Choessi Teather di Lichtensteig,Civica Accademia di Arte Drammatica Nico Pepe di Udine, Scenaperta di Legnano, Associazione Amici di Anna di Milano

Un’allegoria grottesca e tragicomica di un atteggiamento dilagante: l’ignavia da salotto e lo spegnimento della coscienza che ci porta a pensare che ciò che succede al di fuori del nostro salotto, della nostra tana, non ci riguardi.

Morire è tremendo, ma l’idea di morire senza aver vissuto è insopportabile”. Erich Fromm

Entrare nella Tana è immergersi in un mondo altro e familiare allo stesso tempo; due esseri si sono scavati il loro nido, comodo e chiuso, vi si sono accoccolati e rotolati e, un indefinito tempo dopo, lo spettatore li trova lì, cristallizzati, un po’ ammuffiti. Attraverso lo strato di muffa e terra, riesce ancora a intravedere gli esseri umani che furono, quasi familiari appunto, ma ormai diventati altro: due grotteschi personaggi, che, come topi, vivono nella loro tana: ballano, mangiano, giocano, dormono, guardano peppa pig. E fuori? Cosa succede? É un fuori visto, parlato, raccontato, ma non più vissuto. É sempre lì, presente nella sua assenza; dalla finestra ne arrivano gli echi: una festa di paese, piovono rane, si instaura una dittatura, qualcuno si sposa, il parlamento salta in aria. Il fuori bussa, domanda, ma loro non sanno o non vogliono rispondere. La domanda, però, resta, bussa, anche da dentro, e, per non sentirla, bisogna fare; qualcosa, qualunque cosa. Ignorarla, tamponarla anche a costo di…

La Tana vuole essere un’allegoria grottesca e tragicomica di un atteggiamento dilagante: l’inazione, l’ignavia da
salotto, l’indifferenza indifferenziata e lo spegnimento della coscienza in favore di una serenità narcotizzata, uno
strano individualismo che ci porta a pensare che ciò che succede al di fuori del nostro salotto, della nostra tana,
non ci riguardi. Può un essere umano galleggiare alla superficie della propria vita senza immergersi in profondità o
senza emergere e respirare il mondo.

Premio Inventaria 2016 – Selezione Cassino Off 2016
Menzione Speciale Premio Museo Cervi 2015
Premio Incroci Teatrali 2015
Premio del pubblico alla Borsa Teatrale Anna Pancirolli 2014
Premio Giovani Realtà 2014 Giuria Docenti Accademia Nico Pepe

Motus| Come un cane senza padrone

23-aprile-motus-come-un-candomenica 23 aprile ore 18 | teatro
Motus
COME UN CANE SENZA PADRONE _reading
ideato e diretto da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
con Emanuela Villagrossi
in video Dany Greggio e Franck Provvedi
cura dei testi Daniela Nicolò
riprese e montaggio video Simona Diacci & Enrico Casagrande
produzione Motus e Théâtre National de Bretagne, Rennes
in collaborazione con Teatro Mercadante di Napoli – Progetto Petrolio
ed il sostegno di Provincia di Rimini e Regione Emilia Romagna

Una tappa del viaggio compiuto da Motus attorno a Pasolini e che si incentra su Petrolio, romanzo incompiuto e postumo.
Un “film di letteratura” raccontato a viva voce da una narratrice “sadiana” come Emanuela Villagrossi.

Come un Cane Senza Padrone è una tappa del viaggio compiuto da Motus attorno a Pasolini che si incentra sul Petrolio, romanzo incompiuto e postumo, ma progettato e pianificato nei particolari dall’autore.
Il tema della “banalità del male” nel quotidiano, della crisi del soggetto nell’impero del totalitarismo consumistico, della disseminazione dell’io, è stato affrontato da Motus in più occasioni, con De Lillo, Genet Fassbinder. In questi autori risulta cruciale, per la costituzione dell’identità, la possibilità del soggetto di compiere atti estremi, il delitto e l’omicidio, di agire al limite. Anche in Pasolini il passaggio al limite provoca la frattura dell’io e il conseguente svelamento del sé, ciò succede ad esempio con l’irruzione dell’ospite in Teorema o con la possessione angelica e demoniaca vissuta in Petrolio. Il soggetto lacerato è travolto e segue, senza una propria reale volontà, un itinerario del corpo e della mente lontano dalle proprie abitudini, varcando i confini, perdendosi tra la periferia cittadina ed il deserto. In Petrolio la crisi portatrice di verità coinvolge l’uomo integrato che è metamorficamente mutato in altro da sé.
Pasolini scriveva a Moravia che Petrolio è “un romanzo scritto più con la lingua dei trattamenti o delle sceneggiature che quella dei romanzi classici”. Gli appunti che vanno dal 58 a 62 di Petrolio, centrati sulla “manifestazione” di Carmelo a Carlo, hanno creato una fascinazione per le immagini evocate e la crudezza matematico/descrittiva del testo che ha indotto Motus a farne un “film di letteratura”. Un film raccontato a viva voce da una narratrice “sadiana” come Emanuela Villagrossi, che segue inesorabile il crescendo della relazione rivelatoria fra vittima e carnefice. Nella buia notte l’ingegner Carlo segue il cameriere Carmelo – “come una cane, anzi come una cagna”- in una distesa di terra “cosmicamente lontana” dal centro della città. Lontano soprattutto dal proprio presunto centro identitario.
Pasolini amava andare in giro di notte da solo “per la Tuscolana come un pazzo, per l’Appia come un cane senza padrone”, sempre in cerca, sempre in attesa, perché sempre gli mancava qualcosa “egli cercava – ma nel mondo, fra i corpi – la solitudine più assoluta”. I frammenti che costituiscono Come un Cane Senza Padrone sono saturi di coincidenze tra l’artificio e la realtà della vita e della morte dell’autore, il cui io narrante non si dissolve nella neutralità convenzionale della letteratura. Alla luce della storia questo testo dimostra, senza possibilità di dubbio, la lucida, crudele e allo stesso compassionevole, visione che Pier Paolo Pasolini aveva di sé stesso e del reale.

Compie venticinque anni la compagnia fondata da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò: un anniversario importante per il gruppo, esploso negli anni Novanta con spettacoli di grande impatto emotivo e fisico, che ha saputo prevedere e raccontare alcune tra le più aspre contraddizioni del presente. Ha attraversato e creato tendenze sceniche ipercontemporanee, interpretando autori come Beckett, DeLillo, Genet, Fassbinder, Rilke o l’amato Pasolini, per approdare alla radicale rilettura di Antigone alla luce della crisi greca o a una Tempesta shakesperiana, interpolata da Aimé Césaire, capace di evocare la tragedia dell’emigrazione e di creare instant community in tutto il mondo.
Hanno ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui tre premi UBU e prestigiosi premi speciali per il loro lavoro. Silvia Calderoni, attrice di Motus dal 2005, ha vinto diversi premi tra cui premio UBU come migliore attrice Italiana (2009), MArteAwards (2013), Elisabetta Turroni (2014) e Virginia Reiter (2015).
Liberi pensatori, portano i loro spettacoli nel mondo, da Under the Radar (NYC), al Festival TransAmériques (Montréal), Santiago a Mil (Cile), Fiba Festival (Buenos Aires), e in tutta Europa.

Orchestra di Piazza Vittorio

22-aprile-orchestra-di-piazsabato 22 aprile ore 21 | musica
OTTETTO
dell’ORCHESTRA DI PIAZZA VITTORIO
con Emanuele Bultrini (Italia) chitarre, Peppe D’Argenzio (Italia) sassofoni, Ernesto Lopez Maturell (Cuba) batteria e voce Carlos Paz Duque (Ecuador ) voce, flauti andini , Pino Pecorelli (Italia) basso elettrico, “Kaw” Dialy Mady Sissoko (Senegal) voce, kora, Raul Scebba (Argentina) percussioni, Ziad Trabelsi (Tunisia) oud, voce

L’organico più ‘tascabile’ dell’Orchestra di Piazza Vittorio, composto dai cantanti e dal cuore ritmico del gruppo. Otto musicisti, autori e interpreti di brani che parlano di loro, dei temi del Viaggio e dell’Incontro.

Quando l’Orchestra di Piazza Vittorio lavora alla scrittura di una canzone, pensa naturalmente a come funzionerà sul palco. E’ sul palco che questo gruppo si è formato, è cresciuto ed ha costruito il proprio linguaggio variando, nei suoi 14 anni di attività, dimensioni, strumentazione e linguaggi. Negli ultimi anni, accanto alle produzioni di natura più teatrale, come “Il Flauto Magico”, “il Giro del Mondo in 80 minuti” e “Carmen”, che hanno portato l’Orchestra a esibirsi con fortuna nei teatri più prestigiosi in Italia e in Europa, é nato un’organico più tascabile, voglioso di sperimentare dal vivo le nuove composizioni nate in sala prove, e composto principalmente dai cantanti e dal cuore ritmico del gruppo. Gli otto musicisti sono autori e primi interpreti di queste canzoni, che spesso parlano di loro e che assomigliano a loro. L’Orchestra si é sempre basata su due aspetti fondamentali: il Viaggio e l’Incontro. Il viaggio dei musicisti dalla terra nativa verso Roma. L’incontro dei musicisti e dei loro repertori. Il viaggio dell’Orchestra per strade nuove, spesso in tour in Italia e nel mondo. Nel corso di un viaggio i luoghi cambiano, ma anche i viaggiatori. Le numerose performance live negli anni hanno aiutato i musicisti a conoscersi e capire se stessi come artisti, definendo le musica dell’Orchestra e allargando il suo repertorio. Lo scrittore Jean Genet diceva di sentirsi vivo solo quando incontrava altre persone. E’ questa l’idea su cui si fonda l’Orchestra di Piazza Vittorio. Nel tempo ogni elemento ha cambiato il proprio modo di pensare alla musica lavorando insieme per lo stesso obiettivo, cercando di dare vita volta per volta a qualcosa di nuovo, come nel caso dell’Ottetto. Ognuno di loro ha avuto la capacità di definire se stesso musicalmente attraverso la propria cultura e differenza artistica. Il repertorio presentato dall’Ottetto è il risultato di questi anni passati a suonare insieme, in una costante rielaborazione del materiale musicale, qui proposto in forma più essenziale, restituendo all’ascoltatore le emozioni e le sensazioni che i musicisti provano quando una canzone di un singolo musicista diventa la canzone di tutti i musicisti dell’Orchestra.

L’ Orchestra di Piazza Vittorio è nata nel 2002 sulla spinta di artisti, intellettuali e operatori culturali con la volontà di valorizzare l’omonima Piazza dell’Esquilino di Roma, per antonomasia il rione multietnico della città. Da 14 anni l’Orchestra rappresenta una realtà unica che trova la sua ragion d’essere nella commistione dei linguaggi testuali e musicali, nella ferma consapevolezza che mischiare culture produca bellezza. Una scommessa che cerca di tenere assieme continenti diversi, con le loro culture, i loro suoni e la loro storia, e proprio in questo sforzo trova il suo momento di maggiore attualità. Dal 2002 ad oggi oltre 100 musicisti provenienti da aree geografiche e da ambiti musicali molto diversi tra loro si sono incontrati realizzando progetti creativi e professionali che spesso hanno costituito per loro opportunità di riscatto sociale. L’Orchestra promuove la ricerca e l’integrazione di repertori musicali diversi per dare vita ad un nuovo “suono del mondo”: ha infatti al suo attivo importanti produzioni come Il Flauto Magico secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio, prodotto dal Festival Les Nuits de Fourvière de Lyon e da Romaeuropa Festival, e rappresentato in più di 150 città in Italia e nel mondo tra cui Parigi, Lione, Atene, Barcellona, Mannheim, Londra, Bahrain, Helsinki, Aix en Provence, Amsterdam e Rotterdam; Il Giro del Mondo in 80 minuti, spettacolo autobiografico e prima autoproduzione dell’Orchestra, che ha esordito nel Marzo 2013 al Teatro Olimpico di Roma ed è attualmente in tournée. Il 2015, invece, ha segnato il debutto di due nuove produzioni originali: Carmen secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio per l’inaugurazione della stagione 2015/2016 dell’Accademia Filarmonica Romana, e Credo, oratorio sui temi del dialogo interculturale e interreligioso. Ha all’attivo cinque dischi e oltre 800 concerti in tutto il mondo: New York, San Francisco, Santa Cruz, Los Angeles, Londra, Melbourne, Lisbona, Colonia, Hannover, Francoforte, Istanbul, Toronto, Buenos Aires, Tunisi, Mulhouse, Bruxelles, Lussemburgo, Wuppertal, Oslo, Helsinki, Stoccolma, Porto, Bahrain. Ha partecipato inoltre al Tribeca Film Festival, al Berlin Jazz Festival e al Feldkirch Music Festival. L’OPV è nata in seno all’Associazione Apollo 11 ed è stata ideata e creata da Mario Tronco e Agostino Ferrente.

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Ricordando Pasolini

22-aprile-ricordando-pasolidal 22 aprile al 5 maggio | mostra
RICORDANDO PASOLINI
opere di Mario Rosati
ingresso gratuito

In mostra opere ispirate a Pasolini e realizzate tra il 1982 e il 2011 dal Maestro Mario Rosati, autore del monumento dedicato al poeta all’Idroscalo.

“Il 2 novembre del 1975, giorno dei morti, in uno squallido sterrano non lontano dal mare, adiacente ad una baraccopoli dell’Idroscalo di Ostia, viene trovato il corpo martoriato di Pier Paolo Pasolini; aveva 53 anni. Scrittore, regista, poeta, giornalista, un intellettuale che dava scandalo per la cultura dell’epoca, di una personalità unica e certamente irripetibile. Del suo assassinio viene accusato un ragazzo diciassettenne di borgata. Sembra strano che il delitto sia consumato così brutalmente da uno di quei “ragazzi di vita” di cui Pasolini aveva tanto parlato e scritto. Le cronache lasciarono intravedere che fu un delitto tra omosessuali. Il poeta non aveva mai fatto mistero della sua omosessualità., pur rifuggendo con cura gli orpelli dannunziani ed estetizzanti di cui la cultura gay amava ornarsi. Il giorno del delitto il giovane assassino non era solo, assieme a lui sicuramente c’erano altri ragazzi di vita, legati a quel mondo della malavita che non amava Pasolini, per la sua diversità, le sue posizioni politiche e la sua capacità di essere controcorrente. Altri ipotizzano che quello di Pasolini sia stato un delitto su commissione perchè giudicato nemico del potere politico. Sono passati 36 anni dalla sua tragica morte e forse, come accade spesso nella storia dell’uomo, chissà se sapremo mai la verità. Pier Paolo continua a vivere nelle opere che ci ha lasciato, dando espressione alla sua coerenza, diversità e genialità artistica. Trasmetto, inoltre, la mia testimonianza, da artista, che ha avuto la fortuna di conoscere Pier Paolo quando ancora, ragazzo “di vita”, lo incontravo nelle borgate romane e poi, in occasione delle varie partite di calcio al campo sportivo “San Galli” di Torpignattara, durante le quali Pier Paolo dimostrava, tra l’altro, discrete doti di calciatore.”
Mario Rosati

Mario Rosati
Nato a Roma nel ’36, vive e lavora a Ostia . Ha al suo attivo oltre 100 mostre personali e circa 150 collettive in Italia e all’estero. Tra le sue principali opere troviamo il murale dell’altare maggiore e quello dedicato a San Vincenzo Pallotti nella Cattedrale di Regina Pacis a Ostia, e il monumento a Pier Paolo Pasolini all’Idroscalo. Si sono interessati alla sua attività le principali emittenti televisive italiane pubbliche (Rai1, Rai2, Rai3) e private, oltre ai giornali, riviste e volumi d’arte. È stato inserito nella storia dell’arte del ‘900. Ha insegnato presso il Liceo Artistico “Tiberino” di Ostia.