Report assemblea 9 maggio 2012

INCONTRO DI PRESENTAZIONE DEL MODELLO DI GESTIONE CON LE ASSOCIAZIONI CULTURALI DEL MUNICIPIO ROMA XIII


Apre i lavori Filippo Lange, (ex-lavoratore del Tdl e membro del Comitato del Tdl) ponendo come basi del dibattito l’attuale disgregazione dei capisaldi civili della democrazia come scuola, università, welfare, ricerca e aggregazione, la missione dell’operatore culturale nel suo territorio e una migliore progettazione delle politiche culturali di cui questa città ha bisogno che intervengano a contrastare la miopia culturale del sindaco Alemanno e della sua amministrazione.
Vengono informati i presenti dello stanziamento da parte del Comune di Roma di 500.000€ per la ristrutturazione del teatro, sotto l’ala del progetto ancora non perfettamente chiaro della Casa dei Teatri.
Si ribadisce la convinzione della pratica dell’occupazione come mezzo per restituire spazi alla città e raccogliere attorno ad un luogo le necessità che emergono dal territorio.
SUL MODELLO DI GESTIONE
Giorgia Celli (Comitato Tdl) espone il funzionamento della gestione pubblica e partecipata attraverso i tavoli di progettazione : rispetto al modello che si affida al classico “direttore artistico” che impone le scelte dall’alto, si favorisce in questo modo la discussione pubblica dei progetti all’interno dell’assemblea dei soci complementariamente ai tavoli di progettazione indirizzati alle discipline artistiche e al territorio. Infine lancia la domanda : cosa ci aspettiamo da questo spazio nei prossimi 10 anni?
SULLA PROSPETTIVA
Chiara Becchimanzi (Comitato Tdl) interviene a sottolineare la necessità di immaginare il futuro degli spazi culturali definendo le aspettative che vogliamo da questi spazi nel lungo termine, e di prospettare un futuro della cultura che non dimentichi di valorizzarla come potenziale di crescita economica oltrechè formativa.
INTERVENTI
Giorgio Jorio (ex-presidente Consorzio “Le Sirene”) si interroga su quale sia il progetto che sottende i 500.000€ stanziati per la ristrutturazione e su quale sia la reale intenzione del bando di gestione promosso dal presidente del municipio Vizzani.
Cristiano Petretto (Comitato tdl) riferisce che il Comitato non conosce nei dettagli le ragioni dello stanziamento, sarà comunque presente e vigile nel teatro durante lo svolgimento dei lavori, e ha richiesto all’assessore Gasperini di poter visionare il capitolato di spesa.
Giorgio Jorio esprime le sue personali perplessità sullo statuto in particolare sulla mancanza di un collegio dei garanti, e in generale ritiene che il modello pubblico e partecipato soffra di alcune debolezze.
Chiara Becchimanzi ribadisce invece il ruolo di garanzia dei tavoli stessi che rappresentano la città.
Si evidenzia in questo frangente una differenza sostanziale con lo statuto della nascente fondazione Valle Bene Comune (un importante spazio culturale in un non-territorio, situato al centro storico di una metropoli che non si rivolge ad un territorio di residenza circostante; al contrario del Teatro del Lido che viene immaginato soprattutto come Teatro per il Territorio) che prevede il passaggio da spazio gestito con denaro pubblico a spazio che si finanzia tramite l’Azionariato Popolare.
Marco Papandrea ribadisce l’importanza di fare rete con varie realtà e professionalità, e di concepire un allargamento della partecipazione anche nel contesto dello spettacolo.
I Rappresentanti dell’Ass. “Il detto matto”, che collabora con il Centro di Sanità Mentale offrono la loro disponibilità attiva nel promuovere lo spazio come luogo di lotta contro stigma, pregiudizi e isolamento sociale.
Gennaro Francione (Adramelek Theatre) esprime il desiderio di un teatro di compartecipazione culturale e artistica (Potlach), che tenda a smantellare le strutture gerarchiche del teatro.
Ciro(Ex Cinema Palazzo), oltre ad esprimere un commento positivo sulle pratiche virtuose applicate dal TDL per il territorio ostiense, sostiene la pratica (affine anche al Teatro Valle)di costituirsi come una para-istituzione quanto più indipendente, al fine di autotutelarsi dallo smantellamento e sottrarre potere alle amministrazioni (Alemanno ha potuto chiudere il TDL nonostante fosse stato un esempio florido di spazio culturale).
Chiara B. esprime il credo secondo cui il teatro pubblico debba attingere ai soldi pubblici già versati dai contribuenti, piuttosto che diventare un ente distaccato finanziato dagli associati; il fine sarebbe quello, inseguendo l’esempio di Porto Alegre citato da Filippo Lange, di giungere alla gestione dei fondi con i meccanismi di bilancio partecipato.
Inoltre, aggiunge Cristiano Petretto, esigere dalle amministrazioni pubbliche dei finanziamenti è un segnale ad esse rivolto affinchè non percepiscano la realtà di Ostia come una realtà “di serie B”.
Angela Nieddu porta il racconto della sua esperienza (laboratorio teatrale con operatori ospedalieri del Grassi) per evidenziare come l’avvicinamento entusiasta dei suoi colleghi al teatro occupato sia stato significativo, e ne sia emersa una importante risposta positiva allo stimolo alla partecipazione.
Un dipendente del Grassi chiede come far capire al territorio che ha bisogno di uno spazio pubblico per l’aggregazione e la cultura.
Chiara Becchimanzi sottolinea come il processo abbia bisogno di tempi lunghi per potersi radicare col territorio, durante i quali è importante mantenere un processo costante di comunicazione col territorio.
Beatrice Burgo (Ass. Arethusa e Comitato Tdl) porta in risposta la testimonianza delle scuole come esempio di realtà che hanno necessità di uno spazio come il Teatro del Lido, evidenziando come di recente, in vista dei saggi scolastici dei vari laboratori culturali fatti nel corso dell’anno, gli insegnanti abbiano fatto richiesta di utilizzo di questo spazio, a fronte delle insostenibili richieste di affitto degli spazi da parte dei privati.
Marco Noli interviene ancora sull’importanza di uno spazio pubblico come luogo deputato alle attività sociali, al recupero e all’accoglienza di persone bisognose e disagiate.
Si conclude in sostanza con la visione di un teatro aperto in realtà a più istanze territoriali che si affacciano su più ambiti della socialità che non sia esclusivamente quello culturale, e si rimanda la convocazione di un successivo appuntamento dell’assemblea a data da destinarsi in conseguenza della pubblicazione dell’Avviso Pubblico di partecipazione al Consorzio da parte del Municipio.

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