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THE EFFECT di Lucy Prebble

venerdì 13 aprile ore 21 | teatro
Pierfrancesco Pisani | Progetto Goldstein | CapoTrave | Kilowatt Festival
THE EFFECT
di Lucy Prebble
regia Silvio Peroni
con Giuseppe Tantillo, Alessandro Federico, Sara Putignano, Alessia Giangiuliani
scene Katia Titolo
luci Omar Scala
video Luca Ercoli
aiuto regia Caudio Basilico
produzione Pierfrancesco Pisani, Progetto Goldstein, CapoTrave, Kilowatt Festival

PRIMA ROMANA

The Effect si occupa di senso di colpa, dei misteri del cuore e del cervello umano, di “ciò che ci rende quello che siamo” e lo fa in una forma ingannevolmente semplice e sempre divertente.

Vincitore in Gran Bretagna del Critics’ Circle Award 2013, il testo di Lucy Prebble, autrice anglosassone pluripremiata, ripropone in maniera diversa e originale, il dilemma esistenziale posto da Shakespeare in Amleto e da Oliver Sacks ne L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello: cos’è che ci rende noi stessi? The Effect si occupa di senso di colpa, dei misteri del cuore e del cervello umano, di “ciò che ci rende quello che siamo” e lo fa in una forma ingannevolmente semplice e sempre divertente. Uno spettacolo a quattro personaggi che parla di amore, di depressione e dei limiti della neuroscienza; un testo impegnativo, divertente e straziante che fa emergere reazioni e interrogativi durante la sperimentazione clinica di un nuovo antidepressivo. In un’elegante clinica dove si fanno esperimenti farmaceutici su volontari a pagamento, Connie e Tristan sono due cavie da laboratorio sotto la supervisione della dottoressa Lorna James la quale – a differenza del soave Toby, il direttore dell’esperimento e suo ex amante – non crede che la depressione sia uno squilibrio chimico del cervello e che possa essere curata con i farmaci. Forse Lorna pensa che le persone depresse abbiano solo una visione più profonda del mondo, di se stessi e della vita? Con l’avanzare del racconto le due cavie umane assumono dosaggi farmaceutici sempre più elevati, ma sfuggendo al controllo dei medici si innamorano. Quello di cui non sono certi, però, è se questa loro passione sia frutto dell’istinto o sia invece frutto degli effetti della dopamina. «Come posso capire la differenza tra il chi sono e l’effetto collaterale», dichiara Tristan quando Connie si preoccupa che la loro passione potrebbe essere, unicamente, il risultato dell’assunzione dei farmaci. Ma, naturalmente, tutto l’amore è una droga; come possiamo fidarci veramente dei nostri sentimenti?

Lucrezia Lante della Rovere in IO SONO MISIA

23-marzo-io-sono-misia-642x321venerdì 23 marzo ore 21 | teatro
Pierfrancesco Pisani | Progetto Goldstein
Lucrezia Lante della Rovere in
IO SONO MISIA
l’ape regina dei geni
di Vittorio Cielo
liberamente ispirato alle memorie di Misia Sert, dalle confidenze, ricordi, messaggi, lettere, di
Proust, Stravinsky, Diaghilev, Nijinsky, Debussy, Tolouse Lautrec, Picasso, Ravel, Cocteau
regia Francesco Zecca
scene Gianluca Amodio
costumi Alessandro Lai
luci Pasquale Mari
musiche Diego Buongiorno
tecnici audio luci Luca Giovagnoli, Lorenzo D’Anna
regista assistente Arcangelo Iannace
produzione Pierfrancesco Pisani, Progetto Goldstein
coproduzione Fondazione Devlata, DoppioSogno

Si ringrazia la Compagnia Stabile del Molise, Claudio Cianfoni, Carlo e Marina Ripa di Meana, Livia e Vincenzo Malagò, Giovanni Malagò e Gianluca Pignatelli, Picasso, Proust, Chanel, Ravel, Debussy, Stravinsky, Toulouse Lautrec, Cocteau, Nijinsky e i loro segreti, svelati dalla regina di Parigi.

Lucrezia Lante della Rovere porta in scena il ritratto vivido e fascinoso di Misia Sert, musa ispiratrice di grandi artisti, l’ape regina delle avanguardie del primo Novecento.

Liberamente ispirato dalle memorie di Misia Sert, Io sono Misia racconta la storia e la personalità di una delle donne più influenti del secolo, sempre in piena luce, e allo stesso tempo, misteriosamente, in ombra. Così, nel cuore di Parigi, capitale di cultura tra ’800 e ’900, si dispiega il fascino e il potere imperscrutabile di questa donna unica e straordinaria che sapeva guardare lontano: levatrice dell’arte e amica influente e definitiva di importanti protagonisti della Belle Époque parigina, tra cui Stravinsky, Diaghilev, Nijinsky, Debussy, Tolouse Lautrec, Picasso, Ravel, Cocteau e molti altri. “Io non partorisco. Io faccio partorire. Gli uomini hanno bisogno di una sfinge per partorire la bellezza, per diventare artisti. Dicono che il mio talento sia saper annusare il talento… Dove tutti vedono un nano, io vedo un Toulouse-Lautrec. Sono una cercatrice di geni… Una cercatrice di meraviglie umane. Detesto suonare perché amo la musica. Ho imparato sulle ginocchia di Liszt, vecchio, con i capelli lunghi a bacchetta bianchi, come un salice ghiacciato, la faccia a verruche come la corteccia di un albero. Con i miei occhi color malva, ho visto ora dopo ora inevitabilmente Pablo Ruiz trasformarsi nel mostro-toro Picasso, Debussy sui miei divani sognare il sesso del fauno, Cocteau fare la corte agli attori come in Marocco, Stravinsky incendiarsi nella Sagra di Primavera, Ravel ricamare musica a dispetto di Satie, il carnefice di ballerini Diaghilev farsi domatore di Nijinsky, fino a far impazzire il dio della danza. E Proust, scrivere ogni cosa, ogni parola di tutti, fino a mettermi nella seconda riga della prima pagina della Recherche… Nelle università la chiamano “cultura” … io la chiamavo averli a cena da me, a casa…” Dopo il successo di Malamore, Premio Flaiano, Lucrezia Lante della Rovere continua a dare vita a profili di donne straordinarie che hanno costruito la cultura del ’900. Con la sensibile regia di Francesco Zecca e un testo inedito del poeta Vittorio Cielo, rivela al pubblico italiano l’incredibile personalità di Misia Sert, straordinaria mecenate alla quale dobbiamo la scoperta, fra gli altri, di Cocò Chanel. Misia Sert, il cui salotto parigino era frequentato da Picasso, Paul Morand, Debussy, fu ritratta da Renoir e da Toulouse Lautrec, ispirò Jean Cocteau per il personaggio della principessa nel romanzo Thomas l’imposteur e fu definita da Proust “un monumento di storia, collocata nell’asse del gusto francese come l’obelisco di Luxor nell’asse degli Champs Elysées”.

Lucrezia Lante della Rovere
Debutta sul grande schermo nel 1986 con il film di Mario Monicelli “Speriamo che sia femmina”. Nel 1988, dopo il film tv “Quando ancora non c’erano i Beatles”, viene diretta da Pupi Avati in “Storia di ragazzi e di ragazze”. Negli anni ‘90, recita con Vanessa Redgrave in “Diceria dell’untore” e con Philippe Noiret in “Zuppa di pesce”. Sarà poi diretta per il cinema da Pino Quartullo in “Quando eravamo repressi” e in “Le donne non vogliono più” e in tv da Mauro Bolognini nella miniserie “Casa Ricordi”. Seguono i film tv “Uno di noi”, “Les amants de rivière rouge”, “Trenta righe per un delitto” e “Cronaca nera”. Nel 2000 è “La carbonara”, diretta da Luigi Magni. Partecipa al programma Rai Uno “Tutti gli zeri del mondo” e recita nelle serie tv “Il lato oscuro”, “Orgoglio” e “Attenti a quei tre”. Nel 2005 gira, per la regia di Gianpaolo Tescari, “Gli occhi dell’altro” con il quale vince il Taormina Film Festival. Viene introdotta al teatro da Luca Barbareschi con il quale lavorerà per molti anni, oltre che con Gabriele Lavia, Giorgio Albertazzi, Duccio Camerini, Luca Ronconi, Emanuela Giordano. Nel 2007 è la protagonista della fiction Rai “Donna detective”. Nel 2008 vince il premio come migliore attrice protagonista al Roma Fiction Fest con “Ovunque tu sia” di Ambrogio Lo Giudice che la dirigerà anche in “Una musica silenziosa”. È nel cast di “Quantum of Solace” e nel film “Viola di Mare” diretto da Donatella Maiorca. Nel 2011 recita in “Tutti pazzi per amore 3”. Nel 2012 vince il Premio Flaiano come miglior interprete femminile con il suo spettacolo teatrale “Malamore”, dal testo di Concita De Gregorio, regia di Francesco Zecca; partecipa al talent show di Rai Uno Ballando con le stelle, e in teatro recita in “John Gabriel Borkman” di Ibsen. Nel 2013 è in scena con “Come tu mi vuoi” per la regia di Francesco Zecca, libero adattamento di Masolino d’Amico della commedia di Pirandello. Nel 2015 torna in tv ne “La Dama velata” diretta da Carmine Elia.

Francesco Zecca
Nel 2001 si diploma come attore presso Il Centro Internazionale la Cometa di Roma dove incontra grandi artisti e maestri che grande influenza hanno esercitato sulla sua professione: N. Karpov, per il quale è stato attore e assistente, F. Albanese, D. Mamadou, A. Woodhouse, passando per J. Stanzak della Compagnia di Pina Bausch.
 Negli anni si destreggia tra cinema (Un altro Pianeta di S. Tummolini, film che ha partecipato alla 65° Mostra del Cinema di Venezia; L’appuntamento originario, regia G. Isernia; Vite a Pompei, regia C. Smith; Una talpa al bioparco, regia F. Ottaviani; protagonista in La famiglia, Endless the series e Hamlet in Project di L. Mininno) e televisione (co-protagonista in Il Commissario Nardone, regia F. Costa; Baciato dal sole, regia A. Grimaldi; Ris 4; La vita che corre; Zeus; Testimone Inconsapevole). Ma è il teatro il luogo ideale dove continua a lavorare, con Ottavia Piccolo nello spettacolo Processo a Dio di S. Massini, regia S. Fantoni, con Emma Dante ne La muta di Portici e Carmen, Massimiliano Bruno in Nessuno, Pierpaolo Sepe in Maser e Non avere paura mai, Roberta Nicolai in L’Orlando Furioso, Terre e Il Castello, Fabiana Iacozzilli in Rapacità, Hamlet Circus e La Trilogia dell’Attesa. E ancora è il teatro il luogo in cui debutta ben presto come autore e regista: durante lo spettacolo Scoppio di amore e guerra, scritto e diretto da D. Camerini, in cui nel 2005 è attore e assistente alla regia, Francesco Zecca incontra Lucrezia Lante della Rovere con la quale inizia un lungo e intenso percorso di autore e regista. La dirige nel loro adattamento di Malamore di Concita De Gregorio e ancora, recitando con lei, nello spettacolo Come Tu Mi Vuoi di L. Pirandello. Dirige inoltre Pamela Villoresi e Claudio Casadio nel testo di M. Carlotto Il mondo non mi deve nulla.

Scannasurice

03-e-04-marzo-scannasuricesabato 3 marzo ore 21 e domenica 4 ore 18 | teatro
Elledieffe | Teatro Elicantropo
SCANNASURICE
di Enzo Moscato
con Imma Villa
regia Carlo Cerciello
scena Roberto Crea
suono Hubert Westkemper
musiche originali Paolo Coletta
costumi Daniela Ciancio
disegno luci Cesare Accetta
aiuto regia Aniello Mallardo

Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2017 a Imma Villa per Migliore interprete di Monologo
Premio della Critica (A.N.C.T.) 2015 come Miglior Spettacolo
Premio Annibale Ruccello 2015
Premio Pulcinellamente 2015

Un personaggio alla ricerca di un’identità smarrita dentro le macerie della storia e della sua quotidianità terremotata, fisicamente e metafisicamente.

Scannasurice è il testo che nel 1982 segnò il debutto di Enzo Moscato come autore e interprete.
Nel 2015 è stato messo in scena da Carlo Cerciello che ne ha affidato l’interpretazione a una straordinaria Imma Villa (Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2017 come Migliore Interprete di Monologo) e lo spettacolo si è aggiudicato il Premio della Critica: Per essere sintesi preziosa ed evocativa tra un testo – quello potente di Enzo Moscato, immagine di una città terremotata e fragile nelle fondamenta della sua articolata struttura così come della sua identità –, un’interpretazione poeticamente superba nella sua drammaticità – quella di Imma Villa, la cui maestria d’attrice restituisce realismo e intensità al personaggio che interpreta con vibrante tensione –, e una regia complessa e accurata – firmata Carlo Cerciello – in grado di valorizzare ogni sua singola componente e, nella sua unitarietà, porsi quale virtuale luogo teatrale e reale, in cui l’estetica si fonde con la recente storia napoletana […].

Ambientato dopo il terremoto del 1980 a Napoli, Scannasurice è una sorta di discesa agli “inferi”, di un personaggio dalla identità androgina, nell’ipogeo napoletano dove abita, all’interno di una stamberga, tra gli elementi più arcani della napoletanità, in compagnia dei topi – metafora dei napoletani stessi – e dei fantasmi delle leggende metropolitane partenopee, dalla Bella ‘mbriana al Munaciello, tra spazzatura e oggetti simbolo della sua condizione, alla ricerca di un’identità smarrita dentro le macerie della storia e della sua quotidianità terremotata, fisicamente e metafisicamente. Il personaggio fa la vita,’batte’. È originariamente, un ‘femminiello’ dei Quartieri Spagnoli di Napoli, ma i femminielli di Enzo Moscato sono creature senza identità, quasi mitologiche. Oltre l’identità sessuale, sono quasi magiche. Per questo ne è interprete un’attrice che del personaggio esalta l’ambiguità e l’eccesso. In un dialetto lirico e suggestivo, la creatura a metà tra l’osceno e il sublime distilla imprecazioni esilaranti, filastrocche popolari e antiche memorie in un’alternanza di ritmi e di sonorità rendendo un testo e uno spettacolo propriamente caratterizzato dalla parola profondamente affascinante. Cerciello coniuga qui i due finali scritti da Moscato in due momenti successivi: il primo nel 1982, il secondo, su impulso di Annibale Ruccello che ne fece la regia due anni dopo. Di una morte simbolica comunque si tratta, nel segno di un pessimismo che lascia poche vie di fuga.

Teatro Elicantropo
Nasce nel 1996 per iniziativa di Carlo Cerciello e Imma Villa, una delle più intense e dotate attrici del teatro nostro, e dedica da allora le sue stagioni alla drammaturgia contemporanea italiana ed europea, valorizzando il lavoro di autori, attori, registi, scenografi, costumisti, tecnici. Importante anche la ricerca di un rapporto più diretto e immediato con il pubblico, puntando sull’intelligenza e sulla sensibilità di coloro che non hanno ancora rinunciato alla riflessione e al sentimento. In questi diciannove anni di attività rimane coerente alla sua vocazione per un teatro politico, di impegno civile e sociale, rivolto al contemporaneo, alle tragedie dei nostri tempi – frutto del cinismo e dell’arroganza di un potere politico ottuso e senza scrupoli -, convinto del ruolo che può esercitare il teatro per mantenere vigili le coscienze. Grazie al suo impegno, il piccolo Teatro Elicantropo di Napoli è stato definito dalla stampa nazionale ed estera: “…uno degli spazi più interessanti del panorama teatrale italiano”. Il coraggio delle sue scelte artistiche è stato unanimemente riconosciuto, come pure il valore di operare nella situazione di particolare disagio di un quartiere a rischio. L’Elicantropo ha portato a Napoli, nel 1998, il Premio Nobel per la letteratura Josè Saramago per la Prima assoluta de Il Contagio, dal suo romanzo Cecità, adattamento e regia di Carlo Cerciello, spettacolo che ha entusiasmato ed emozionato le platee e la critica dei maggiori Festival di teatro italiani e internazionali. Il Teatro Elicantropo, nella persona del suo direttore artistico, Carlo Cerciello, ha ricevuto nel 2000 una nomination al Premio Ubu per la regia di Quartett: nel 2001 il Premio Bartolucci per la ricerca, nell’ambito del Festival di Santarcangelo; nel 2002 il Premio Ubu, per l’impegno politico e sociale unito alla ricerca, espressi nel progetto coraggioso e popolare Stanza 101, ideato e diretto, ancora, da Carlo Cerciello, che nel 2008 vince anche il Premio ETI Olimpici del Teatro per Nzularchia e, nel 2009, il Premio Hystrio alla carriera. Nel 2006 gli era stato invece assegnato il Premio Annibale Ruccello. Anche l’attività Laboratoriale Permanente rivolta ai giovani contribuisce a costruire quello spessore culturale e quel valore sociale che viene riconosciuto al lavoro del Teatro Elicantropo, tanto che nel 2007 gli viene conferito il Riconoscimento Ministeriale. Salvo poi ritirarlo misteriosamente quest’anno.

https://www.facebook.com/scannasurice/

Alan Bennett / Talking Heads con Michela Cescon

nuove-per-contemporaneamente4sabato 25 novembre ore 21 | teatro
Pierfrancesco Pisani | Teatro di Dioniso | Progetto Goldstein presentano
ALAN BENNETT / TALKING HEADS
con Michela Cescon
regia Valter Malosti
prima romana

Michela Cescon e Valter Malosti, pluripremiati interpreti della scena teatrale italiana, tornano a lavorare insieme in un progetto dedicato al grande autore Alan Bennett.

In scena Michela Cescon dà voce e corpo ad alcuni irresistibili, irriverenti e caustici brani del grande autore inglese, parte della seconda raccolta della serie «Talking Heads», rappresentati per la prima volta in Italia. Protagoniste di queste piccole commedie nere – come spesso accade nella scrittura di Bennett – sono quasi sempre donne, tutte ad un punto di svolta, tutte alle prese con quel momento della vita in cui le loro esistenze apparentemente anonime si squarciano. Per rivelare, con dissacrante ironia, un’altra vita possibile, fuori dall’ombra.

Michela Cescon
Attrice di teatro, cinema e televisione si diploma al «Teatro Stabile» di Torino, dove ha seguito le lezioni di Luca Ronconi. Ha ottenuto numerosi premi della critica italiana. Tra i Premi e Riconoscimenti teatrali ricordiamo: Premio Eleonora Duse (migliore attrice emergente), Premio UBU (nuova attrice), Premio UBU (migliore attrice per lo spettacolo Giulietta degli spiriti), Premio UBU, Premio Le Maschere del Teatro italiano, Premio della Critica Teatrale, MEDAGLIA del Presidente della Repubblica (Giorgio Napolitano) per il migliore spettacolo 2012 per The Coast of Utopia migliore produzione dell’anno, Premio Le Maschere del Teatro italiano (migliore interprete di monologo per Leonilde, storia eccezionale di una donna normale).
Tra i Premi cinematografici: Globo d’Oro, per Primo Amore (attrice rivelazione), David di Donatello e Nastro d’Argento per Romanzo di una strage (migliore attrice non protagonista), Premio Efebo d’Argento, per Viva la libertà.

Valter Malosti
Regista, attore e artista visivo, Malosti conduce un lavoro che guarda alla trasversalità delle arti; sospeso tra tradizione e ricerca, alterna la messinscena di testi di drammaturgia contemporanea – spesso rappresentati per la prima volta in Italia – con la messa in scena di classici, in un continuo e fecondo scambio tra l’ascolto del presente e la memoria delle nostre radici espressive. I suoi spettacoli hanno ottenuto numerosi premi dalla critica italiana e straniera. Ricordiamo, tra gli altri: Premio UBU 2009 per la regia di Quattro Atti Profani di A. Tarantino e Premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro per Quattro Atti Profani e per Shakespeare/Venere e Adone. Nel 2004 Inverno di Jon Fosse ha ricevuto il Premio UBU per il miglior testo straniero messo in scena in Italia. Del 2004 è il Premio Hystrio per la regia di Giulietta di Fellini.

www.teatrodidioniso.it
http://www.progettogoldstein.it/

L’iniziativa è parte del programma di Contemporaneamente Roma 2017 promosso da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale

Teatri di vetro al Teatro del Lido

foto-sett-dicembreTriangolo Scaleno Teatro | Teatri di Vetro
al Teatro del Lido di Ostia

dal 31 ottobre al 12 novembre

da martedì 31 ottobre
a giovedì 2 novembre ore 16/20 | laboratorio
LO SCHIACCIANOCI_LAB
a cura di Claudia Rossi Valli e Tommaso Monza
Workshop finalizzato alla creazione di un coro di danzatori per lo spettacolo omonimo in scena al Teatro del Lido all’interno del Festival Teatri di Vetro.

venerdì 3 novembre ore 21 | danza
Tommaso Monza/Claudia Rossi Valli | Natiscalzi DT
LO SCHIACCIANOCI
opera fantastica in atto unico, per ensemble di danzatori e tappeto elastico
coreografia Tommaso Monza, Claudia Rossi Valli
con Marco Bissoli, Francesco Collavino, Michela Cotterchio, Elda Gallo, Tommaso Monza, Seydi Rodriguez Gutierrez, Claudia Rossi Valli
musica dal vivo Angel Ballester Veiz, Maria Norina Licardo
Un viaggio tra desideri e memorie, partendo da quel punto nel tempo in cui la magia del Natale era ancora vera e speciale. Uno spettacolo per sei danzatori sorpresi sulla soglia o nel pieno dell’età adulta.

sabato 4 novembre | danza

ore 20 | Anna Giustina
RERALITY
progetto e coreografia Anna Giustina
Dentro a un treno RER si è stipati come polli in un pollaio. Tra la realtà che si può intravedere nello sguardo delle persone e l’irrealtà di una fuga continua dentro a un mondo immateriale, emerge lo sgomento.

ore 21 | Dehors/Audela | Simone Pappalardo
PIÙ NEL BOSCO NON ANDREMO?
variazioni sull’ambiguità delle forme e del tempo
concept Dehors/Audela, Simone Pappalardo
musica Simone Pappalardo
azione scenica e testi Elisa Turco Liveri
Un viaggio nel mondo di Alice Liddell, in cui l’azione si fa atto sonoro, esperito in alcuni dei luoghi topici del mondo delle ‘Meraviglie’ descritto da Carroll.

domenica 5 novembre | danza

ore 18 Cie Mf | Maxime & Francesco
CHENAPAN_ bravi monelli
di e con Francesco Colaleo e Maxime Freixas
Chenapan è un termine francese di origine tedesca che vuol dire monello. In scena i giochi di una volta: una gara all’ultimo salto tra due monelli che si sfidano a colpi d’ingegno.

ore 19 | Simone Zambelli
NON RICORDO
coreografia e danza Simone Zambelli
Uno spettacolo sul ricordo inteso come simbolo di un’intera umanità, legame coeso che ci tiene uniti nella comune condizione di essere umani.

ore 19.30 | Arianna Rodeghiero
IN BETWEEN
di e con Arianna Rodeghiero
Un viaggio nel tempo che il pubblico osserva come se fosse invisibile agli occhi del performer, come un voyeur che lo spia.

sabato 11 novembre | musica

ore 19.30 | Meno Infinito
MENO VETRO
interpreti Andrea Veneri e Giovanni Tancredi elettronica
Composizioni elettroniche e installazioni sonore improvvisate. Un evento musicale irripetibile, uno spazio sonoro in cui immergersi.

ore 20 |Simone Pappalardo | Conservatori A. Casella e O. Respighi
FIELDS
conduction per strumenti elettromagnetici
interpreti Simone Pappalardo e Orchestra del Dipartimento di Musica Elettronica dei Conservatori A. Casella de L’Aquila e O. Respighi di Latina
Una ‘conduction’ per un organico variabile di musicisti che suonano strumenti ricostruiti o reinventati partendo da materiali poveri e oggetti elettronici in disuso. Uno studio sul timbro di suoni residuali e materiali di scarto.

ore 21 | Giorgio Sestili | Outpostlive | Vjit
SINGULARITY THE HISTORY OF THE UNIVERSE
concept Giorgio Sestili, audio Outpostlive, video Vjit
Un racconto audio video per un viaggio senza tempo che, tra scienza e musica, ripercorre le principali tappe della storia dell’Universo.

ore 22 | Elettrosuoni | Plunge
NOVI SAD _ IIC – INTERNATIONAL INTERNAL CATASTROPHES
suono Thanasis Kaproulias, video Isaac Niemand
In prima nazionale l’artista Thanasis Kaproulias (Grecia) presenta un’opera che lavora sulla stratificazione di ‘fields recording’ per formare paesaggi ottico-sonori che diventano cinema per le orecchie.

domenica 12 novembre | musica

ore 18 | Conservatorio O. Respighi
VIDERUNT OMNES | CADUTA
Allievi del Conservatorio Ottorino Respighi di Latina presentano in prima assoluta due composizioni sonoro-drammaturgiche spazializzate ‘ad hoc’ per il festival.

ore 18.30 |Granato
CORRENTE
interpreti Francesco Bianco voce, sintetizzatori, chitarra, Alessandro Cicala chitarre, Dario Giuffrida batteria acustica ed elettronica
Un’opera metateatrale, che riflette sul ruolo che gli artisti ricoprono nella cultura contemporanea.

ore 19.30 | Cipitelli |Sbordoni |Schiavone | Vinella
WINTERREISE
musiche Pierpaolo Cipitelli
video Silvia Sbordoni
voce e performance Ida Alessandra Vinella
luci Vincenzo Schino
testi tratti da Cassandra, un paesaggio di Ivan Schiavone
Una sperimentazione crossmediale in cui concerto, reading, videopera e performance danno vita ad un’opera visionaria, essenziale e labirintica.

ore 20.30 | Breaking Wood | Walter Paradiso
CALL TO MIND
interpreti Alessandro Altarocca elettronica, Cristiano Petrucci clarinetto
video Walter Paradiso
Musica elettronica e analogica assieme a narrazione filmica, in una partitura musicale che contamina musica elettronica e sonorità del clarinetto.

I cani e i lupi

CANI-E-LUPIdomenica 8 ottobre ore 18 | teatro
CADMO | Le vie dei Festival | Stati Teatrali
I CANI E I LUPI
dal romanzo omonimo di Irène Némirovsky
drammaturgia, musica e regia Paolo Coletta
con Martina Carpi, Salvatore D’Onofrio, Giacinto Palmarini, Annalisa Renzulli
scene Luigi Ferrigno
costumi Zaira De Vincentiis
assistente costumi Assunta Ausilio
produzione Stati Teatrali

L’ultimo romanzo di Irène Némirovsky viene trasformato da Paolo Coletta in partitura scenica per quattro attori, dove la musica dà corpo a quelle parole del romanzo che i personaggi non sanno o non vogliono dire.

Intriso di malinconia, questo romanzo sull’infanzia e l’innocenza perduta è un capolavoro della letteratura scritto da una delle maggiori autrici del ‘900. All’incrocio tra cultura ebraica, slava e francese, e a metà tra parola parlata e parola cantata, la scrittura di Irène Némirovsky, continua a sorprendere per la sua modernità.
Ne I cani e i lupi, scritto a soli due anni dalla morte dell’autrice ad Auschtwitz, emerge ancora una volta il suo sguardo impietoso sugli elementi tipici dei giudizi e pregiudizi sugli Ebrei.
Irène Némirovsky, pur consapevole della pericolosità dei tempi, non può fare a meno di cogliere gli “umani, troppo umani” difetti di un modo di vivere e di essere, esemplificativi di una volgarizzazione in senso borghese dell’intera società.
Il titolo indica la contrapposizione tra ebrei che ce l’hanno fatta – che sono riusciti ad arrivare nella città alta, dove ciascuno di essi è come “un cagnolino ben nutrito e curato che sente nella foresta l’ululato famelico dei lupi” – e i suoi fratelli selvaggi. Tra loro non c’è solidarietà: i cani temono e scacciano i miserabili lupi, abitanti del ghetto, che rappresentano la possibilità vergognosa a cui si sono sottratti.
Kiev, 1914. Ada capisce sin da bambina che Harry, il cugino ricco, sarà l’unico amore della sua vita. Una misteriosa alchimia del sangue crea un’affinità elettiva tra rappresentanti della città alta e di quella bassa.
Parigi, Anni ’20: Ada e Harry si rincontrano a Parigi, in fuga dai pogrom e dalla rivoluzione, disperatamente attratti l’uno dall’altra. Ada è diventata un’artista ribelle, Harry un ricco banchiere. Lei ha sposato Ben, il cugino selvaggio. Lui la gentile Laurence, discendente di un’antica famiglia di banchieri francesi. Nulla sembra poterli più unire, se non il sentimento della loro perdita.
Il romanzo viene trasformato da Paolo Coletta in partitura scenica per quattro attori, dove la musica da corpo a quelle parole che i personaggi non sanno o non vogliono dire e che l’autrice restituisce nel flusso di coscienza in terza persona, cogliendo i limiti di un modo di vivere e di essere dell’intera società e indicando il valore universale della libertà critica.

Le vie dei Festival, diretto da Natalia Di Iorio, è un momento d’incontro, luogo di visioni privilegiate per gli spettatori più attenti che vogliono confrontarsi con tematiche e linguaggi attuali. ‘Festival dei festival’, che da sempre presenta spettacoli e compagnie scelte tra le migliori delle manifestazioni dell’estate.

www.leviedeifestival.com
https://www.facebook.com/statiteatrali/

Ingresso: 10€ intero, 8€ ridotto

LE VIE DEI FESTIVAL AL TEATRO DEL LIDO DI OSTIA

LE VIE DEI FESTIVAL
AL 
TEATRO DEL LIDO DI OSTIA

VIE-DEI-FESTIVAL

Le vie dei Festival, diretto da Natalia Di Iorio, è un momento d’incontro, luogo di visioni privilegiate per gli spettatori più attenti che vogliono confrontarsi con tematiche e linguaggi attuali. ‘Festival dei festival’, che da sempre presenta spettacoli e compagnie scelte tra le migliori delle manifestazioni dell’estate.

www.leviedeifestival.com


BARdomenica 24 settembre ore 18 | teatro
CADMO | Le vie dei Festival | Compagnia Scimone Sframeli
BAR
di Spiro Scimone
con Francesco Sframeli, Spiro Scimone
regia Valerio Binasco

Bar spia i quattro giorni cruciali della vita di due uomini, il barista Nino e il disoccupato Petru, che hanno scelto un luogo pubblico per nascondersi al resto del mondo. Due umanità straniere l’una all’altra che si scoprono capaci di solidarietà.


GIOBBEsabato 30 settembre ore 21 | teatro
CADMO | Le vie dei Festival | Teatro d’Aosta
GIOBBE
storia di un uomo semplice
di Joseph Roth
adattamento e regia Francesco Niccolini
con Roberto Anglisani

“Giobbe” – romanzo perfetto di Joseph Roth – diventa un racconto teatrale tragicomico proprio come la vita, dove si ride e si piange, si prega e si balla, si parte, si arriva e si ritorna, si muore in guerra e si rinasce.


TOPO-FEDERICOdomenica 1 ottobre ore 18 | teatro ragazzi
CADMO | Le vie dei Festival | Teatro d’Aosta
TOPO FEDERICO RACCONTA
da Le storie di Federico di Leo Lionni
testo, regia e interpretazione Roberto Anglisani
dai 4 ai 10 anni

Federico è un topo sognatore. Mentre gli altri lavorano, lui raccoglie parole con cui crea storie bellissime. E raccontando ci ricorda l’importanza dell’arte, dell’amicizia, del rapporto col diverso, per poter vivere una vita ricca di emozioni


LITTLE-SOMETHINGsabato 7 ottobre ore 21 | danza
CADMO | Le vie dei Festival | Cie Twain
LITTLE SOMETHING
dall’opera omonima di François Garagnon
testo e drammaturgia Beatrice Balla
regia e coreografia Loredana Parrella
con Elisa Melis, Yoris Petrillo, Luca Zanni, Maeva Curco Llovera

Una ricerca interdisciplinare tra teatro e danza, che traduce i temi dell’opera di François Garagnon in espressività coreografica e in una lingua poetica composta di parole e immagini.


CANI-E-LUPIdomenica 8 ottobre ore 18 | teatro
CADMO | Le vie dei Festival | Stati Teatrali
I CANI E I LUPI
dal romanzo omonimo di Irène Némirovsky
drammaturgia, musica e regia Paolo Coletta
con Martina Carpi, Salvatore D’Onofrio, Giacinto Palmarini, Annalisa Renzulli

L’ultimo romanzo di Irène Némirovsky viene trasformato da Paolo Coletta in partitura scenica per quattro attori, dove la musica dà corpo a quelle parole del romanzo che i personaggi non sanno o non vogliono dire.

info 060608 | tel. 06.5646962
promozione@teatrodellido.it
www.teatrodellido.it | www.teatriincomune.roma.it

biglietti
intero 10 euro | ridotto 8 euro

Compagnia ZiBa>La tana

la-tanagiovedì 27 e venerdì 28 aprile ore 21 | teatro
Compagnia ZiBa
LA TANA
drammaturgia Laura Belli, Lorenzo Torracchi, Marco Cupellari
regia Marco Cupellari
interpreti Laura Belli, Lorenzo Torracchi
disegno luci e scene Compagnia ZiBa
produzione Compagnia Ziba
con il sostegno di Teatro Il Moderno di Agliana , Centro Culturale La Gualchiera di Montemurlo, Choessi Teather di Lichtensteig,Civica Accademia di Arte Drammatica Nico Pepe di Udine, Scenaperta di Legnano, Associazione Amici di Anna di Milano

Un’allegoria grottesca e tragicomica di un atteggiamento dilagante: l’ignavia da salotto e lo spegnimento della coscienza che ci porta a pensare che ciò che succede al di fuori del nostro salotto, della nostra tana, non ci riguardi.

Morire è tremendo, ma l’idea di morire senza aver vissuto è insopportabile”. Erich Fromm

Entrare nella Tana è immergersi in un mondo altro e familiare allo stesso tempo; due esseri si sono scavati il loro nido, comodo e chiuso, vi si sono accoccolati e rotolati e, un indefinito tempo dopo, lo spettatore li trova lì, cristallizzati, un po’ ammuffiti. Attraverso lo strato di muffa e terra, riesce ancora a intravedere gli esseri umani che furono, quasi familiari appunto, ma ormai diventati altro: due grotteschi personaggi, che, come topi, vivono nella loro tana: ballano, mangiano, giocano, dormono, guardano peppa pig. E fuori? Cosa succede? É un fuori visto, parlato, raccontato, ma non più vissuto. É sempre lì, presente nella sua assenza; dalla finestra ne arrivano gli echi: una festa di paese, piovono rane, si instaura una dittatura, qualcuno si sposa, il parlamento salta in aria. Il fuori bussa, domanda, ma loro non sanno o non vogliono rispondere. La domanda, però, resta, bussa, anche da dentro, e, per non sentirla, bisogna fare; qualcosa, qualunque cosa. Ignorarla, tamponarla anche a costo di…

La Tana vuole essere un’allegoria grottesca e tragicomica di un atteggiamento dilagante: l’inazione, l’ignavia da
salotto, l’indifferenza indifferenziata e lo spegnimento della coscienza in favore di una serenità narcotizzata, uno
strano individualismo che ci porta a pensare che ciò che succede al di fuori del nostro salotto, della nostra tana,
non ci riguardi. Può un essere umano galleggiare alla superficie della propria vita senza immergersi in profondità o
senza emergere e respirare il mondo.

Premio Inventaria 2016 – Selezione Cassino Off 2016
Menzione Speciale Premio Museo Cervi 2015
Premio Incroci Teatrali 2015
Premio del pubblico alla Borsa Teatrale Anna Pancirolli 2014
Premio Giovani Realtà 2014 Giuria Docenti Accademia Nico Pepe

Se devi dire una bugia … dilla grossa

07-se-devi-dire-una-bugiavenerdì 7 e sabato 8 aprile ore 20.30
domenica 9 aprile ore 18 | teatro – proposte dal territorio
Ass. Cult. Nuova Osa
SE DEVI DIRE UNA BUGIA… DILLA GROSSA
di Ray Cooney
regia Armando Calderoni

Uno spettacolo che, con ironia, mette in luce vizi e ipocrisie di cui spesso è intrisa la vita quotidiana .

Una divertente commedia in due atti, dal ritmo incalzante e ricca di intrecci, equivoci e colpi di scena.
Un albergo di lusso, porte che si aprono e si chiudono, personaggi che entrano ed escono per una vicenda ricca di situazioni paradossali. Uno spettacolo che con ironia mette in luce i vizi e le ipocrisie di cui spesso è intrisa la vita quotidiana .

THE GLOBE GIRLS le ragazze del Globe

01-globe-girlssabato 1 aprile ore 21 | teatro – proposte dal territorio
Attori e Company | Arte in Parte presenta
THE GLOBE GIRLS
le ragazze del Globe
di Mauro Corsini
regia Donatella Zapelloni
con Laura Casamenti, Diana Casarini, Sara Miele, Jessica Pacioni, Marina Perini

Una commedia che ritaglia gli originali profili shakespeariani e che nel divertimento dei dialoghi, affronta in maniera leggera, le tematiche del mondo femminile di tutte le epoche.

A quattrocento anni dalla sua morte, l’autore, in questo suo testo inedito, ha voluto ricordare Shakespeare non attraverso le sue opere, ma attraverso alcuni dei suoi personaggi femminili. Desdemona, Giulietta, Ofelia, Cordelia, Lady Macbeth, si ritrovano nella medesima scena a raccontarsi in un confronto vivace e brillante, alternando momenti tra epoche vissute e l’attualità. Una commedia che ritaglia gli originali profili shakespeariani e che nel divertimento dei dialoghi, affronta in maniera leggera, le tematiche del mondo femminile di tutte le epoche. Cinque attrici ed una regista, uno spettacolo in ‘rosa’ che dà il giusto risalto alle donne dei classici, spesso offuscate dai grandi protagonisti maschili.