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Perché smantellare il teatro pubblico e partecipato?

tavolo partecipatoCOMUNICATO STAMPA TEATRO DEL LIDO DI OSTIA

Perché smantellare il servizio pubblico che funziona?

 

L’ Associazione di Associazioni TdL (ente di programmazione del Teatro del Lido) convoca una Assemblea Cittadina domenica 12 febbraio ore 10.30 presso il Teatro in via delle Sirene 22. Sarà prsente l’Assessore alla cultura Luca Bergamo per un confronto con le parti sociali e la cittadinanza.

Perché mettere a bando un teatro pubblico e partecipato, rinnegando un progetto di gestione voluto fortemente dal basso che vede protagoniste numerose associazioni cittadine?

Perché affidare ad un bando, e quindi assoggettare a logiche di profitto, un teatro pubblico che promuove il suo territorio, garantisce la massima trasparenza al contributo pubblico, rispetta la dignità degli artisti e tutela la qualità dell’offerta culturale?

Il Teatro del Lido di Ostia rappresenta da 15 anni un modello virtuoso di gestione di un bene pubblico, basato sui principi della partecipazione, trasparenza, razionalizzazione delle risorse e con una forte capacità di intervento in un territorio caratterizzato da criticità di ogni tipo.
Fino ad oggi la natura pubblica del Teatro del Lido ha significato servizi d’eccellenza a costi ridotti: dalla formazione avanzata alla qualità di una programmazione multidisciplinare, dal lavoro ‘sociale’ sul territorio all’ospitalità delle realtà locali, dalla creazione di nuovo pubblico ai tavoli della programmazione partecipata: spazio aperto per le associazioni, le istituzioni scolastiche, i gruppi giovanili, i comitati di quartiere, le comunità di artisti e l’intera cittadinanza grazie alla gestione etica e condivisa del bene pubblico.

La delibera della giunta Raggi n. 126 del 27 dicembre 2016 cancella un modello di teatro ‘pubblico e partecipato’ unico a Roma e in Italia che prevede il coinvolgimento delle associazioni locali nella programmazione culturale, senza compensi né rimborsi, attraverso l’Associazione TDL, organismo sempre
aperto a nuovi soci e che dialoga costantemente con la cittadinanza attraverso i Tavoli della Partecipazione: un modello che meriterebbe di essere rafforzato e diffuso soprattutto nei territori difficili delle periferie.

“Partecipazione”, “Cultura dal basso”, “Trasparenza”, “Amministrazione virtuosa delle risorse”, “eliminare dalla cultura le logiche del profitto”: parole ed espressioni largamente inflazionate durante l’ultima campagna elettorale proprio da chi ora governa la città, e decide inspiegabilmente di rinnegare una delle pochissime esperienze culturali che su quelle parole ed espressioni ha costruito un modello sostenibile e prezioso per la città.

Il Teatro del Lido è un polo culturale aperto tutto il giorno e tutti i giorni dell’anno

Il Teatro del Lido grazie al suo modello di gestione pubblico/partecipato è stato ed è molto più di un teatro: in questi anni di crisi sociale ed economica è assurto a presidio civico di riferimento per la città, coniugando la dimensione del consumo culturale con la necessità di incubare progettualità condivise e partecipate, di
stimolo ai processi democratici dal basso, e generative di nuove reti sociali, integrate e propulsive.
Venendo a mancare la natura pubblica, eticamente disinteressata, della gestione del Teatro, verranno meno anche le sue prerogative di servizio pubblico; di fatto si tratterà di un atto di privatizzazione coatta di un bene pubblico che non solo funziona, ma ha prodotto dei bilanci sempre trasparenti e virtuosi, e sempre ha
pagato tutti gli artisti nel rispetto della loro dignità, garantendo l’accessibilità al pubblico e in molti casi la gratuità degli eventi culturali.
La “rivoluzione” culturale paventata dall’assessore Bergamo comporterà invece: riduzione drastica degli eventi gratuiti, aumento collaterale del prezzo dei biglietti, impossibilità di concedere lo spazio a costi calmierati per saggi e manifestazioni di interesse sociale, allineamento alla triste e ormai consueta politica di
retribuzione delle compagnie attraverso una percentuale sull’eventuale incasso, azzeramento dei progetti di alta formazione, precarizzazione del lavoro.

L’associazione di associazioni TdL
associazionetdl@gmail.com
www.associazionetdl.it

 

5 pensieri su “Perché smantellare il teatro pubblico e partecipato?”

  1. purtroppo a loro interessa solo far quadrare i bilanci, ammazzeranno la gia agonizzante cultura in questo paese.

  2. Peccato che questa privatizzazione coatta non farà risparmiare nemmeno un euro all’amministrazione

  3. ma cosa volete se non siamo capaci di far si che il sindaco o chi per lei non fa tornare a votare fino a ieri lo avrebbero fatto pure ma ora dopo lo schifo del m5s mafia non capitale ma ostienze nazionalee quando mai toglieranno il divieto di votare onestamente ma poi sinceramente chi si dovrebbe votare ? non so io sono comunista non del partito P.D. mai scelto per principio si disse all’ora che sarebbe stato un grande partito democratico Occhetto che Dio ti fulmini ove tu stia vendere il P.C.I. alla D.C. è stata la più grande cazzata della tua vita .

  4. Una ulteriore dimostrazione di quanto siamo “quaqquaraqqua” noi italiani. Come al solito in campagna elettorale si fanno delle promesse che poi non vengono mantenute !!!

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